Peccati di Gola

by Nov 16, 2021Foligno e dintorni

Non riesco a sopportare quelli che non prendono seriamente il cibo”.

Chi se non il grande scrittore Oscar Wilde poteva tirar fuori una verità così sacrosanta per quanto riguarda una delle più grandi gioie della vita come il cibo e c’è un motivo se ho scelto uno scrittore inglese ad introdurre la storia di questo numero. Sì perché in quello che mi appresto a raccontare, c’è tanta arte, tanto cibo e anche un bel po’ di Inghilterra. La storia di Claudia Di Meo inizia da molto lontano, e non propriamente nell’ambito culinario. Appassionata e innamorata delle tradizioni umbre e dei pranzi in famiglia, quelle domeniche nelle quali ci si riuniva in tavolate lunghissime ad assaporare sapori e odori tramandati dai nonni, Claudia non immaginava che il proprio presente e futuro sarebbe stato confinato tra i fornelli. “Sono prima di tutto una persona che, dopo una vita passata ad inseguire il sogno di diventare giornalista, ha capito che scrivere su un piatto è nettamente più bello che scrivere su un foglio. Perché nel piatto ci metti tutto: colori, sapori, ricordi, emozioni. Ci metti anche quello che le parole non riescono a raccontare. Cosi ogni volta che indosso la giacca bianca vado nel mondo che sogno. Lo stesso mondo che porto sulle vostre tavole per chi ha ancora voglia di sognare”. Basterebbe questo per raccontare cosa rappresenta il cibo per Claudia, ma come vi ho anticipato ci sono due paesi come l’Umbria e l’Inghilterra da mettere in connessione per far capire quanto di grande c’è nell’idea e nella visione della nostra Chef. Nascere in una terra incontaminata e di grandi valori come l’Umbria permette di poter godere di sensazioni uniche; la famiglia nella nostra Regione è molto importante ed è inevitabile accostare la famiglia al cibo: quelle domeniche colme di odori e di pentole/cazzarole/marmette strabordanti di leccornie che non possono che far comprendere l’importanza di un piatto radicato nella storia di quella ricetta.

La passione per la cucina in realtà c’è sempre stata, ma vorrei specificare che più che per la cucina la passione era per il buon mangiare”. Mangiare bene o giusto fa la differenza, il prodotto che si mette su un piatto non è uguale sempre, le origini di Claudia sono contadine e il più delle volte il passaggio era “dall’orto alla tavola” ed è un passaggio determinante per costruire un piatto, o una particolare esperienza emozionale. Sì perché il cibo è emozione e come tutte le emozioni va dosata nel modo più appropriato. Ma torniamo al punto d’incontro tra Umbria e Inghilterra. Dopo aver lavorato diversi anni da giornalista freelance, scrivendo per lo più tra musica e sport, una serie di eventi (citando Lemony Snicket potevamo dire sfortunati eventi, ma qui non c’è nulla di sfortunato) la portano a trasferirsi nella capitale inglese. “Sono partita pensando di stare solo tre mesi, giusto per staccare la spina e riprendere mano al mio futuro. Ovviamente a Londra il modo più veloce di imparare la lingua, e guadagnare qualche sterlina, è lavorare in una cucina. Sono entrata in un ristorante, dove pelavo patate e cipolle. L’ho fatto per otto mesi. Poi due grandi gentleman della ristorazione inglese Jeremy King e Chris Corbin mi hanno dato una grande possibilità”. All’interno di questo ristorante, tra una mansione e un’altra, Claudia inizia a mettere mano ai fornelli facendosi notare e non poco, difatti nel giro di poco tempo gli arriva la chiamata e la proposta di lavoro dal “Rules” il ristorante più antico di Londra con ancora i menù scritti a mano stile ottocento. Il lavoro al ristorante “Rules” è un lavoro che le piace moltissimo, la rende più indipendente e anche molto fiera di trovarsi nel luogo preferito da Lady Diana.

Ma la vita di Claudia aveva bisogno di altri scossoni prima di farla diventare una chef a tutti gli effetti. Durante la sua permanenza al “Rules” arriva una nuova chiamata per un colloquio, con prova cucina, dal “The Ivy” il ristorante più famoso del Regno Unito e tra i primi trenta al mondo. “Devo dire che inizialmente non conoscevo la fama di questo locale, ristorante che ospita i più grandi attori inglesi da Benedict Cumberbatch a Tom Hiddelston fino ad arrivare a David Beckham. Avevo un po’ sottovalutato l’importanza di quel colloquio e forse proprio la calma con cui ci andai è risultata vincente perché fui da subito presa in considerazione”. Lo chef Gary Lee, il primo grande maestro di Claudia, decide di distruggerla e ricostruirla facendola diventare una vera chef. Tutto quello che aveva imparato negli anni, studiando e cercando di sperimentare più possibile è stato messo in discussione. “Gary Lee è stato il mio più grande mentore, mi ricordo che una delle primissime frasi che mi disse è stata non cercare un posto figo per te, ma cerca di trovare un posto giusto per te. E’ solo in un posto giusto che effettivamente noi chef possiamo esprimerci al meglio. Ovviamente quando si trattava di cucina è stato tra i più duri insegnanti della mia carriera, un aneddoto che racchiude il suo modo di pensare è stata una volta che mi chiese di fare un’insalata, l’ho dovuta disfare per ben ventiquattro volte”. Dopo l’esperienza al “The Evy” Claudia decide di tornare in Umbria per riassaporare la nostra Terra, ma l’Inghilterra ancora aveva un conto un sospeso con la giovane Di Meo. Di nuovo tanti curriculum inviati e porta sbattute in faccia ed ecco che il 2 settembre 2017 sotto la pioggia, davanti alle lacrime del papà Roberto all’aeroporto, e con tanta rabbia dentro, decide di tornare a Londra. Al suo rientro in terra inglese inizia a lavorare in una moderna Brasserie a Wimbledon, per poi ricevere un’offerta cui non poteva dire di no: sous chef al private members club di Wimbledon, il club dove pranzano i membri della casa reale oltre ai campioni durante il celeberrimo torneo di tennis. Il destino però aveva un’altra grande occasione nelle mani di Claudia, quella del programma più visto della Gran Bretagna: Master Chef UK. “Alcuni miei amici mi hanno spinta ad iscrivermi, nonostante io non credessi molto in questi programmi, convinta che nessuno mi avrebbe chiamata”.

La storia invece racconta che Claudia è rimasta fino alla fase finale del programma divenendo una vera star della cucina, con autografi e fotografie con fans da donare ogni qualvolta lei uscisse tra le vie di Londra. Oggi Claudia è tornata in Umbria, a ridosso della pandemia, con la voglia di rimettersi in gioco e far scoprire quanto sia importante mangiare bene. Appassionata di Guerre Stellari, della Pop-Culture e una conoscitrice di musica di altissimo livello, Claudia quando si mette in cucina decide di proporre un progetto, una sorta di viaggio. Ogni cibo racconta una storia. Ogni prodotto messo in un piatto si porta dentro l’odore della terra e dei ricordi. Claudia parte sempre dalla terra. Dalle stagioni, dai ricordi e dai profumi. Ama scrivere sul piatto, e ama scrivere le storie delle persone che incontra. Ci sono stati intoppi nella sua vita è vero, ma come Roberto Baggio (altro genio incompreso) insegna se sei un fuoriclasse non conta quante volte cadi, ma quante volte ti rialzi e decidi di mettere la tua firma in quella storia. Claudia Di Meo decide di lavorare sulle emozioni per costruire il menù che piace a quella persona, non c’è un suo piatto must, ma semplicemente c’è sempre la voglia di creare emozioni, stupendo con l’equilibrio dei sapori, la qualità della materia prima scelta, lo studio dei cibi e delle culture in tutte le sue sfaccettature questo è il mondo in cucina della nostra chef, prestata all’Inghilterra per diverso tempo, ma orgogliosamente umbra nel cuore e nell’anima.

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