Antropomorfismo animale

by Dic 3, 2022Scienza

Qualche giorno fa in una trasmissione ho sentito uno dei partecipanti al dibattito dire: “…Sembriamo dei lemming che stanno per commettere un suicidio di massa…”. Ammetto che più del dibattito mi ha colpito questa frase per il fatto che: i lemming non lo fanno. La narrazione dei lemming suicida nasce da un documentario di Walt Disney trasmesso nel 1958. Il film fa credere che questi animali abbiano l’abitudine a lanciarsi in gruppo dalle scogliere e commettere un sucido di massa. Nove diversi fotografi avevano trascorso ben tre anni a girare e assemblare le riprese per i vari segmenti che compongono “White Wilderness”, e, a dover di cronaca, va detto che non è noto se Walt Disney ha approvato o era a conoscenza delle attività di James R. Simon, il fotografo principale per la sequenza dei lemming. Tuttavia, in questo caso, ciò che è stato rappresentato sullo schermo era una completa invenzione, non una ricreazione del reale comportamento degli animali. Nessuno studio scientifico aveva dimostrato l’affidabilità del video. Comunque, la falsità della narrazione è stata rivelata.

La sequenza video venne mostrata nel 1958 come testimonianza naturalistica della vita dei lemming, che in diversi spezzoni si vedono mentre si gettano da una scogliera uno dopo l’altro. Fu detto che i lemming, quando la popolazione diventa troppo numerosa per le scorte di cibo, per preservare le generazioni successive si allontanano dalla comunità in grandi gruppi per poi lanciarsi da rupi e crepacci e morire in modo da lasciare agli altri abbastanza cibo per sopravvivereÈ tutto falso e ciò che fece la troupe è pura crudeltà verso questi simpatici ed innocenti animali. Diversi anni dopo che quel documentario venne girato e che l’idea del bizzarro comportamento dei piccoli roditori fu entrata nella mente della gente, alcuni studiosi decisero di verificarne e capirne il comportamento. Risultò una realtà ben differente e sotto le continue pressione degli animalisti alcuni membri della troupe di Simon si videro costretti a confessare di aver creato artificialmente la scena del “suicidio” dei lemming, costringendo un piccolo branco a gettarsi in mare da una scogliera per ottenere il risultato voluto. La scena raccapricciante fu indotta con piccoli focolai e ultrasuoni che spaventarono i piccoli roditori e li costrinsero a seguire il sentiero fino alla loro morte. Il falso documentario della Disney fu inoltre girato nell’Alberta, in Canada, dove non ci sono lemming (e non c’è neppure un mare in cui suicidarsi) e pare che fu proprio il dettaglio dello sfondo che insospettì alcuni studiosi che riconobbero un panorama a loro familiare e per nulla adatto ai lemming. Ovviamente piovvero critica sulla Disney, la quale si discolpò affermando che la società non era al corrente delle tecniche usate da James R. Simon, e tutto venne messo a tacere. La spiegazione del perché vi ho detto tutto questo sta nel fatto che in molti in questi mesi di siccità e alte temperature mi chiedevano se esiste un modo per evitare che tantissimi uccelli in particolare rondini e rondoni si suicidino buttandosi dal nido per il troppo caldo e la mancanza di acqua. Io rispondevo che, cosa facilmente verificabile, non esistono notizie di morie di uccelli per questi motivi e che ad oggi la scienza non è stata mai in grado di certificare che un animale possa “suicidarsi” e facevo notare come usare quel termine parlando di uccelli è tipico di chi fa paralleli tra mondo animale e mondo umano arrivando a quella che viene definita una “disneyzzazione”, o per meglio dire “sindrome Disney”, dei comportamenti animali.

Ma cos’è la sindrome Disney?

Quando il buon vecchio Walt Disney, per puntare al successo, capì che doveva scommettere sugli animali, probabilmente non poteva immaginare quello che sarebbe successo dopo, comprese le drastiche conseguenze sulla concezione che le persone hanno della natura. Certo, creare un mondo magico fatto di animaletti morbidosi e coccolosi per la Disney è stato un terno al lotto e ha permesso all’azienda di Topolino di creare un impero. Io stesso sono cresciuto con i classici Disney, con Robin Hood dalle fattezze di volpe, con le trasformazioni in animali ad opera di Merlino ne La Spada nella Roccia, l’amicizia meravigliosa di Red e Toby, la vita di Bambi, le disgrazie di Dumbo, le avventure di Simba e così via. E, intendetemi, apprezzo enormemente i film Disney, che tante emozioni mi hanno dato e tanto bene mi hanno cresciuto. Tuttavia, una volta cresciuti, bisogna avere il coraggio di distinguere questo meraviglioso mondo magico (ma fittizio e irreale) dalla realtà. Gli animali dalle sembianze rotonde e morbide hanno provocato empatia in tutti noi, ma sempre più spesso, ultimamente, si assiste a una vera e propria “disneyzzazione” del mondo naturale. Questo significa che sono in molti a cadere dalle nuvole quando vedono un documentario e capiscono come “funziona” la natura.

La natura è meravigliosa, un mosaico perfetto dove tutte le specie animali e vegetali sono tessere che tutte assieme creano un’armonia irripetibile e formatasi in milioni e milioni di anni di co-evoluzione. Un miracolo, una poesia. Tuttavia, la natura è anche spietata. Vige la legge del più forte e non c’è niente da fare. Agli occhi di una persona cresciuta a pane e Bambi, la natura potrebbe sembrare anche un po’ “bastarda” ma in natura non esistono animali coccolosi che parlano fra di loro, non esistono prede e predatori che conversano amichevolmente e amabilmente, non esistono quasi mai storie a lieto fine. Se un individuo è debole, soccombe. In natura Bambi, una volta orfano di madre, sarebbe probabilmente morto di stenti in mancanza del latte materno. Nel mondo reale, Simba avrebbe divorato il facocero Pumbaa senza pensarci due volte, e le iene non sarebbero “cattive”. I cani de La Carica dei 101 non avrebbero mai fatto passaparola a suon di ululati per cercare dei cuccioli. I gatti non fanno jazz, nessun topolino si sognerebbe mai di cucire un abito o di partire alla ricerca di bambini perduti. Con questo non voglio dire che le persone credono davvero a queste storielle, ma che l’impero dei film Disney ha manipolato (senza che questo fosse nelle intenzioni del caro, vecchio Walt) le menti delle persone che, anziché guardare la natura con occhio critico, realistico e meravigliato, preferiscono credere che funzioni tutto come in questi bellissimi film. Questo può anche provocare disillusioni cocenti, sentimenti distorti di animalismo estremo e danni per il mondo naturale. Persone che cadono dalle nuvole quando vedono una Zebra sbranata viva da un Leone, o che restano incredule al vedere un Gufo che uccide e ingoia un “povero topolino”, per di più intero. Gente che crede sinceramente che i leoni siano i “buoni” e che le iene siano le “cattive”. Che i predatori siano degli inguaribili bastardi, e che gli animali erbivori siano carini e innocenti. E si torna infine alla storia del lupo cattivo, condannato a priori, o ai cerbiatti trovati acquattati nel bosco (in realtà in attesa della madre) e raccolti perchè chi li trova viene preso da un attacco di empatia e pensa che quel povero cerbiatto (o meglio, quel povero “Bambi”) sia stato abbandonato. Poi, quando queste persone raccolgono il cerbiatto rendendolo di fatto orfano e condannandolo – se va bene – a una vita in cattività, non si rendono nemmeno conto del danno che fanno. Per cui, informiamoci sulla natura “vera” prima di pensare e agire. Evviva i film Disney, ma una volta che scorrono le parole THE END torniamo nel mondo reale e scopriremo che la natura è infinitamente più meravigliosa di qualunque film!

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