Botta di c…aso

by Lug 14, 2021Scrittura creativa

Sto facendo i lavori di ristrutturazione a casa. Se è capitato anche a voi di imbattervi in questa avventura, sapete benissimo di cosa sto parlando e che periodo sto vivendo: l’attesa, la voglia di vedere come verrà dal vivo dopo che l’hai progettata e disegnata, il pensiero di viverla una volta che tutto è finito e bello sistemato, sono i sentimenti più belli che attraversano il corpo e la mente.
Ma vogliamo parlare dello stress che subisci durante? Degli inconvenienti e degli imprevisti che inevitabilmente escono fuori? Di tutto lo sbattimento dello spostare e rimettere poi a posto?
Per i lavori mi sono affidata ad un’azienda che si occupa di tutto: c’è un architetto che pensa a tutta la parte burocratica (uno sbatti di meno) ed in più ti trova i vari idraulici, elettricisti, edili e parchettisti del caso.
Mettiamoci però che il caso ti ha affidato alcuni operai che ti lasciano la casa che sembra una stalla (con tutto il rispetto per le stalle, che a tratti sicuramente sono state più pulite di casa mia in questi giorni) e direi che abbiamo tutti gli ingredienti per un dolce un po’ amaro – dolceamaro, il mio rientro in casa, dolceamaro (semicit.).
Certo lo so, con i lavori è scontato che si generi un po’ di confusione con conseguenti pulizie da fare, ma ho vari episodi divertenti per farvi capire che simpatici operai mi sono capitati: nel bagno è stato necessario creare una “spalletta”, un muretto in cartongesso per il box doccia, al quale poi andavano rimesse tutte le mattonelle. I piastrellisti si sono messi a tagliare le mattonelle con il frullino nel bagno, sopra al piatto doccia. Nuovo. Due giorni di vita.
Appena ci rendiamo conto, con mia madre proponiamo loro se fosse stato meglio mettere dei cartoni a terra e coprire i vari sanitari per evitare di sporcali ulteriormente. La loro risposta è stata: “ma no signore tranquille, tanto è solo polvere”.
La sera il bagno sembrava un campo da tennis.
Polvere rossa ovunque: a terra, sui muri, sulle tende, sulla porta. Due ore per renderlo almeno decente, visto che il giorno seguente avrebbero dovuto continuare. Ovviamente non ci siamo fatte trovare impreparate: abbiamo coperto il copribile e fatto una bella ramanzina quando sono arrivati la mattina seguente, perché sì quello è il loro lavoro, ma quella è casa mia (e io pago, cit.) e il rispetto per il luogo e le persone viene prima di tutto.
Ah sì, le mattonelle nel lato stretto della spalletta sono state montate storte, ma come andrà a finire questa storia ancora non ve lo so dire, il testa a testa architetto+mia madre – edile ci sarà solo la prossima settimana.
Come se le disavventure non bastassero, per segnare la fine di una parete in cartongesso che dovevano costruire, sul soffitto hanno usato un pennarello. Ma quella parte di soffitto non era da riverniciare, secondo gli accordi.
Per il resto, a parte gli schizzi di vernice che ogni tanto ci ritroviamo in giro neanche avessero giocato a padel (visto che è lo sport del momento), sta procedendo tutto bene.
Ancora manca parecchio alla fine, ma già so che rifarei questa scelta altre mille volte: veder trasformare la casa in cui hai vissuto praticamente quasi tutta la tua vita in una dimora completamente nuova e diversa è un’emozione indescrivibile.
Sono una persona tendenzialmente ottimista e cerco di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, quindi per questi ostacoli e contrattempi non mi piango addosso chiedendomi “perché sono capitati a me?!”, dirò semplicemente che è stata un po’ di sfortuna, una bella botta di caso!

 

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