Delitto in diretta (parte I)

by Giu 25, 2021Scrittura creativa

“Hai capito che non ti devi muovere?” le disse Giulia, per l’ennesima volta, al telefono. Cercò di scandire bene le parole, come se questo potesse, in qualche modo, farle entrare più in profondità nella testa della nonna. Ma non c’era verso.
“Tutto questo è assolutamente inaudito!” sbottò infatti Gina, urlando contro il cellulare di ultima generazione che si era voluta comprare, come se potesse, in quel modo, canalizzare la voce direttamente nelle orecchie della destinataria. “Io esco, non mi interessa! Mi sono rimaste tre amiche ancora in vita, se non vedo più neanche quelle sono destinata a morire qui da sola, abbandonata da tutti, altro che virus!”
“Se esci di casa chiamo la polizia” rispose la nipote, con tutta la calma del mondo.
“Uh, pensi che mi facciano paura? Sono in debito con me, per tutti i casi che ho risolto al loro posto, figurati se possono multarmi o arrestarmi, solo perché esco di casa, poi! Ma non lo sai che quelli della mia età hanno bisogno d’aria?” riprese a lamentarsi l’adorabile vecchina.
“Hai un bel giardino, le piante, hai tutto. Lì puoi stare. Non oltre!” sintetizzò di nuovo Giulia, anche se era ovvio che non le avrebbe dato retta. Infatti, pochi minuti dopo aver interrotto la conversazione, Gina era già fuori, sorprendendosi nel notare che, effettivamente, per strada non passasse anima viva.

“Buongiorno, Gina!” Il suo nuovo vicino le ricordava un lord inglese. Sempre vestito elegantemente, anche per stare in casa, con quella vestaglia scura d’altri tempi. Mai un paio di scarpe da ginnastica, né di quelle ciabatte che avrebbero reso ridicolo anche il più regale degli anziani. Mai un capello fuori posto, anche perché, parliamoci chiaro, ne aveva ormai ben pochi.
“Buongiorno Franco” rispose lei, con gli occhi vagamente sognanti. Da quando era morto suo marito, pace all’anima sua, non le era mai capitato di guardare così qualcun altro.
“Con chi stai parlando? Devi star lontano da tutti, hai capito?” esclamò una voce proveniente dall’interno della casa.
“Laura, non preoccuparti. Non succede niente se con Gina facciamo due chiacchiere, due passi in giardino, poi me ne torno a casa” la rassicurò lui.
“No, forse non hai capito” ribatté la figlia, una giovane donna dai folti capelli ricci e neri. “Non potete fare due passi insieme in nessun posto! Da oggi, ognuno nel suo giardino, senza varcare la soglia. Tanto, immagino che anche la signora avrà qualcuno che faccia la spesa al posto suo, non avete bisogno di andare in nessun posto!”
“Io, la spesa, me la faccio da sola” rispose Gina alzando le sopracciglia. Laura, piuttosto contrariata, alzò gli occhi al cielo, ma non le rispose. Salutò velocemente il padre, senza neanche sfiorarlo, e se ne andò, di corsa, in macchina.
“Sono tutti preoccupati per questa situazione del Coronavirus” disse Franco, sospirando. “Sono sempre tutti così in ansia! E non hanno visto niente, nella loro vita! La guerra! Quello sì, che era un vero problema!” continuò, alzando gli occhi al cielo. Da quando si era trasferito lì, un paio di mesi prima, finivano spesso a parlare di quell’argomento, mentre passeggiavano o si prendevano un tè nel giardino di Gina, durante le giornate più soleggiate. Non erano mai entrati nelle rispettive case, nonostante l’inverno, ma quell’amicizia stava diventando sempre più salda, ogni giorno che passava. Di recente, poi, lei l’aveva fatto conoscere anche alle amiche, e ottenuto l’approvazione di tutte.
“Beata te”, le aveva addirittura detto Maria, che era costretta a stare tutto il tempo col figlio e la nuora, e in certi momenti confessava di odiarli entrambi. “Almeno quando apri la finestra vedi qualcosa di bello, io vivo in un vicolo, in centro, posso giusto veder mattoni”, aveva sospirato.

Con quella storia del virus, non potevano più incontrarsi. La sua amica Loredana le aveva detto che avrebbero potuto farlo lo stesso: “Chi vuoi che ti controlli? Poi, tu non sei amica con tutti i poliziotti della città? Ah, queste regole assurde proprio non le capisco! Non esiste nessun virus, è tutto un complotto delle case farmaceutiche, non lo sai? Ma dove t’informi, scusami? Adesso ti mando io una foto che mi hanno mandato sul cellulare, così capisci!” le sbraitò al telefono. Figli e nipoti avevano tassativamente proibito a tutte di uscire di casa e, visto che comunque insistevano per vedersi, le avevano dotate di computer per poter fare le riunioni online. Le reazioni erano state le più varie. Gina, già avvezza alla tecnologia, aveva brontolato come suo solito ma poi aveva inforcato gli occhiali e, con entusiasmo, si era messa a studiare come fare per contattare chiunque. Loredana, la complottista, aveva alzato gli occhi al cielo e si era fatta aiutare dal figlio, che viveva ancora con lei nonostante avesse compiuto ormai cinquant’anni. Maria, la più anziana, si era arresa alla pandemia scrollando le spalle e sospirando: “Dobbiamo morire tutti, è giunta l’ora. Aspetterò seduta in poltrona, queste diavolerie moderne non mi servono”, ma poi aveva scoperto il burraco online e adesso non si staccava dal computer finché non le bruciavano gli occhi. E infine c’era Betta, che viveva nel costante terrore del contatto con chiunque, si era barricata in casa, si faceva il bagno nel gel disinfettante e quando Gina le aveva proposto di sentirsi via computer, aveva detto, terrorizzata: “Mia figlia dice sempre di stare attenta al computer… non è che mi becco un virus anche da qui, eh?”.
Nonostante le premesse, e con tantissima pazienza da parte dei vari aiutanti, le quattro amiche si erano riunite per la prima volta su Zoom già dieci giorni dopo l’inizio della pandemia e si erano anche iscritte a Facebook perché dovevano tutte, assolutamente, seguire la diretta di Laura Grimaldi e commentarla tra di loro. Per chi, al mondo, ancora non lo sapesse, Laura Grimaldi era la star di una fiction su RaiUno, acclamatissima dal pubblico e dalla critica, nonché cantante molto apprezzata in Italia, finalista all’ultimo festival di Sanremo e molto altro. Ma la vera particolarità, che rendeva Laura Grimaldi unica agli occhi di Gina, Maria, Betta e Loredana, è che questa star nostrana aveva deciso di comprare, insieme al marito, una villa meravigliosa alla periferia di Foligno e che, per allietare i suoi fan rinchiusi in casa, avesse deciso di mostrarla a tutti, in diretta su Facebook, la settimana successiva. Loro dovevano essere presenti, non potevano mancare per nessuno motivo, per cui si erano attrezzate e si esercitavano quotidianamente per capire come poter interagire con lei.

Non capitava tutti i giorni di poter dire di essere “amiche” di una personalità tanto importante. Gina ne aveva parlato anche con Franco, quando si erano rincontrati, ciascuno nel suo giardino, anche durante il pomeriggio.
“No, non seguo molto la televisione. La sera, spesso, mi piace leggere mentre bevo un bicchiere di vino. Lei non è mai stata da me, ma ho una cantina molto ben fornita, accumulata negli anni. Le piace il vino, Gina?” le chiese, con quell’aria incantatrice.
“Non molto”, ammise lei. “Ma mi piace molto leggere”, aggiunse, come per compensare.
“Immagino legga storie d’amore, giusto?”
Gina si sentì, per la prima volta, lievemente offesa, non dal fatto che l’avesse etichettata come una lettrice di storie d’amore, che peraltro adorava, ma per il tono in cui l’aveva detto.
“Oh, anche. Ma preferisco di gran lunga i crimini” asserì, gustandosi l’espressione stupita di Franco.

fine prima parte…

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