Her Majesty

by Dic 3, 2022Memorie e Racconti

Quattordici anni. 14. Vissuti in un Paese che mi ha accolto, cullato, e dato anche sonori schiaffoni a mano aperta. L’Inghilterra, pardon, lo United Kingdom. Ho visto molte cose passare, elezioni, cambi di ministri. La Brexit. Ho visto anche 2 dei tuoi jubilee, festeggiati con tanto di cerimonie e bandiere sparse ovunque. Ops mi scusi, Her Majesty, credo di averle dato del tu. Non so come mi sia saltato in mente di darle del tu. È che a questi protocolli reali sono poco avvezza. Ma sa, Her Majesty, forse lei è stata un po’ la nostra nonna. Forse per questo le ho dato del tu. Non so perché ma mi dava sempre un po’ di conforto poterla vedere in tv. Sapere che attraverso le rughe del suo volto sia passata la storia di questi due secoli a cavallo tra di loro. Secoli che sono scorsi via delicati come il suo sguardo, e colorati, come i suoi abiti che, ammettiamolo, solo lei avrebbe potuto e saputo indossare. Quindi la prima volta. La prima volta che sono stata invitata ad entrare a palazzo. Quel Palazzo… Bukingam Palace. Mi ricordo di aver girato due giorni per trovare un abito adatto. Era solo un colloquio di lavoro e sapevo che non avrei dovuto incontrare Lei ma soltanto i suoi cerimonieri. Tuttavia, mi pervase un certo momento di ansia. Lei capisce, sua maestà, vero? Il giorno che sono entrata a Palazzo avevo le gambe decisamente molli, passai attraverso il cortile delle scuderie reali, e mi spiegarono che lei ogni mattina passava da queste parti per dare uno zuccherino ad Antares, uno dei quattro cavalli che trainavano la sua carrozza.  Mi spiegarono anche che esiste una carrozza per ogni cerimonia importante, e ad ogni carrozza va attaccato un tipo di cavallo. Era come, perdonate la banalità, fare un salto in un tempo rarefatto, un tempo che è stato, un passato che è passato, ma che prepotente pervade presente e futuro.

Mi spiegarono i protocolli reali, come comportarsi di fronte a lei, come fare l’inchino. Che cosa poteva o non poteva mangiare, e non per questione di salute, semplicemente per una legge non scritta che nega ai regnanti di mangiare determinati cibi, come l’aglio e la cipolla perché sono sconvenienti a corte, oppure crostacei e frutti di mare, che potrebbero provocare mal di pancia. Le confesso che non ero preparata a vederla andare via così, insomma, abbiamo tutti pensato per un momento che lei fosse davvero immortale, un po’ come Cristopher Lambert in quel film, Highlander. Ho pensato che il suo regno fosse magico come Londra di notte quando apre I suoi segreti. Dove la storia sussurra e racconta. Quindi, se chiudo gli occhi e ascolto il Tamigi raccontare, la vedo lì nei corridoi nascosti, che oggi ospitano le cucine, dell’Horseguard Hotel, seduta con Churchill e i suoi “James Bond” ad intessere le trame tese a intrappolare la Germania e spingerla verso la sconfitta durante la seconda guerra mondiale. Sembra che la storia sua e della sua Nazione sia scritta in ogni ruga delle sue mani, come fossero le strade di Londra. Certo anche gli scandali. Sì. Fanno parte della sua vita del suo percorso, qualche pagina storta, e una piuttosto brutta, perché, mi perdoni, questa storia di Lady D non è andata giù molto bene. Ma alla fine ha saputo riconquistare l’opinione pubblica. E gli Inglesi l’hanno amata molto. E anche chi non è inglese, ma ha avuto il piacere e l’onore di vivere in UK durante i suoi anni di regno. Quindi adesso ti confesso una cosa, Lillibeth. Ti confesso una cosa. Mi sono commossa. Mi è scesa una lacrima e va beh, lo ammetto, un poco ho pianto. Non so perché ad uno straniero possa fare un così  grande effetto che muoia un regnante di un paese non suo. Ma vedi, “lisetta mia”, la tua terra, gli UK, mi hanno dato tanto. Perché se l’Umbria è la mia terra di nascita a cui ho regalato il  mio cuore, Londra, si è presa la mia anima. Casa è dove sono nata e casa è anche l’Inghilterra. E forse è per questo che sei stata un po’ mia nonna. Fai buon viaggio dunque, non mangiare troppa cioccolata, e fai pace con Diana, prendetevi un bel tea insieme, corredato di vicktoria sponge e scones. E già che ci sei, salutami le mie di nonne, ma stai attento se giocate a carte, che quelle barano. Adesso ti saluto davvero. Buon viaggio nonna lisetta.

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