Il mio maestro

by Feb 27, 2024Memorie e Racconti

Da che mi ricordo ho sempre voluto scrivere. Forse per colpa di Bruce Springsteen e del suo Born in the Usa. Forse, per lo più, per colpa di Ernesto Assante e il suo compare Gino Castaldo. Musica Rock e altro, l’inserto di Repubblica che usciva ogni giovedì era il mio pane. Mi piaceva leggerli perche’ per come li descriveva Ernesto potevo ascoltare i dischi che non potevo permettermi di comprare. Era come se ti contagiasse di entusiasmo attraverso quelle pagine. Lo conobbi un giorno all’accademia della critica musicale, un progetto di Repubblica. Eravamo una classe di amanti della musica. Il mio compagno di banco era Duccio Pasqua. Ernesto ti coinvolgeva con quel suo entusiasmo, pareva quasi che diventasse Musica, mentre parlava ti raccontava storie e aneddoti. Lo faceva con un garbo e una competenza tale che non potevi fare altro che ascoltarlo. Una delle tante lezioni che mi rimane in testa fu quella sugli archi nella canzone dei Beatles Eleanor Rigby. Ci spiegava con dovizia di particolari il perché della loro grandezza, e di come una band pop utilizzò gli archi in una canzone per la prima volta. Fu memorabile. Ho imparato che non ci sono né debbono esserci pregiudizi in una musica che ci piace perché la musica o è buona o cattiva. Almeno così diceva lui. E io ci ho sempre creduto in questo.
Ernesto era avanti. Alla fine degli anni novanta mi trascinò nel progetto Kataweb. Era un visionario che per primo catapulto’ il web italiano in podcast e video. Che tempi! Fu il primo a credere in me. Il primo a darmi una chance, un’occasione. Nessuno, nessuno mi aveva mai dato un contratto prima. Lui lo fece. In quella redazione di ragazzi sgarufati che pareva un negozio e infatti così lo chiamavi il negozio di via Goito.
Dovevo però affrontare quella timidezza patologica che da sempre mi bloccava le parole, ma non la scrittura. Ernesto capi’ per primo e prima di me che scrivere, farmi scrivere era l’unico modo che avevo per comunicare.
Mi prese e mi portò a Kataweb, poi, Sanremo e tanti altri concerti e artisti, mi diede l’opportunità che tanto cercavo.
A Imola nel primo concerto di Vasco Rossi ridevamo così tanto quando la parata di personaggi medioevali sfilò sulla pista e lui disse: “mo questi come li chiamo gli stamburatori?
No Ernesto sono tamburini, credimi ne so qualcosa.
A Kataweb ho imparato tanto ho trovato amicizie che restano salde nel tempo.
Dalle chiacchierate con Alba Solaro, ai gruppi improbabili del Previ (ho ancora il CD dei Firewater) fino a Paolo Gallori che trascinai in una partita Lazio-Inter in curva nord della Lazio. E poi Daniela Amenta, e quella gentilezza fatta persona di Roberto Siena, anche lui andato via troppo presto.
Poi la vita ha fatto altri giri, altri percorsi, la mia timidezza è scomparsa, quasi, e anche se non scrivo più su un giornale, quella musica, quella sensazione di elettricità, quel fuoco che ho dentro lo scrivo dentro un piatto. Un modo come un altro. Ernesto è stato un maestro per me. La prima video intervista ad Angelo Branduardi con “L’infinitamente piccolo”.
Finita l’intervista ero terrorizzata pensando di aver sbagliato tutto corsi in redazione e gli dissi: “Ernesto non so se ho fatto bene, non sono sicura”. E lui con il suo sorriso disarmante disse semplicemente: “Quello che è fatto è fatto perché ti preoccupi, se è fatto bene, bene, altrimenti non si può aggiustare”. L’intervista venne bene ma che paura…
Poi Sanremo il mio primo Sanremo con Repubblica e anche lì…il maestro “vai Claudia vinci la tua timidezza, vai”. Ernesto aveva una contagiosa voglia di vivere e una grande, immensa, profonda cultura musicale. Era come avere un libro aperto continuamente sotto le mani, poter attingere e leggere il sapere, la conoscenza. Ti trasmetteva la voglia di conoscere. Stamattina Ernesto, Maestro, mi sono svegliata con questa notizia. Come se ad un certo punto tutta la musica avesse smesso di suonare. Ho come una bomba in testa, come se tutte le note fossero sparse sul pavimento, come quando mi cadevano le padelle e tutto si confondeva. Poi ho messo su il vinile e ho sentito proprio Eleanor Rigby e d’improvviso tutto ha avuto un senso.
Ci sono persone che ti stanno attaccate ai pantaloni della vita e non ti lasciano niente. Ma ce ne ne sono altre che, seppure per un periodo, ti lasciano tutto. E si è vero. Tutti vorremmo un maestro. Perché ognuno di noi come Danielsan ha “bisogno” di un Miaghi che lo faccia credere in se stesso. Che gli dica vai… Ernesto Assante è stato il mio maestro. Mi ci è voluto un po per scrivere queste righe. E chissa se le avrò scritte bene…
Grazie, Ernesto, per tutto quello che mi hai insegnato. Fai buon viaggio Maestro con tutte le note del mondo.

#capitanomiocapitano

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