Il parco del Monte Subasio

by Gen 17, 2023Foligno e dintorni

Il Parco del Monte Subasio, istituito nel 1995, si estende su di una superficie di 7.177,16 ha e comprende i Comuni di Assisi, Spello, Valtopina, Nocera Umbra. La secolare presenza dell’uomo, provata anche dai reperti rinvenuti sulla cima del Colle di S. Rufino (VI – III a.C.) si è integrata con il contesto naturale al punto da costituire uno dei valori portanti dell’Area Protetta. Il Subasio è caratterizzato dalla presenza di imponenti fenomeni carsici superficiali (doline) dovuti alla permeabilità delle rocce calcaree sottostanti. Il Monte Subasio è un rilievo montuoso caratterizzato da una struttura geologica di particolare interesse per la sua posizione rispetto al resto della catena appenninica; è allungato NW-SE, con la forma che sembra definire una grande “D” ed ha un tipico profilo definito a dorso di tartaruga che lo rende ben riconoscibile nello skyline del paesaggio umbro. 

Gli itinerari escursionistici che interessano il Parco del Subasio sono l’occasione per una conoscenza approfondita della geologia dell’Appennino umbro-marchigiano e della sua natura carsica e non solo. Infatti anche i boschi del monte hanno una lunga storia da raccontare. Il territorio del Monte Subasio narra attraverso i suoi boschi, le sue praterie e le sue città una storia lontana e una più vicina ai nostri giorni che si intrecciano inscindibilmente. Oggi viviamo i suoi luoghi come zone ricreative, come risorsa agricola-pastorale e naturalistica e come luogo di pace e di ritiro; molteplici sono gli usi del Parco e molteplici sono le sensazioni che suscita in ognuno di noi, ma guardando attentamente con occhio sensibile la storia del Monte di Assisi trasuda in ogni albero, in ogni roccia e in ogni terrazza sulla valle Umbra. 

Il monte Subasio e le zone limitrofe hanno più volte cambiato aspetto sia a causa della forte pressione antropica a cui fu sottoposto, sia per le caratteristiche geo-morfologiche del Monte; San Francesco, vissuto in epoca medievale, ci racconta di boschi rigogliosi e affollati di uccelli e animali selvatici, di oasi di pace e tranquillità. Certo è, che confrontando le foto di un passato prossimo con quelle odierne ci si accorge subito che la vasta zona boschiva tra I coltivi e le praterie cacuminali ha soppiantato le ampie zone nude e rocciose che caratterizzavano il Subasio fino ai primi decenni del secolo scorso. Protagonisti della storia del Subasio sono dunque lo sfruttamento incontrollato delle sue risorse naturali a partire dal Medioevo (tagli per legname) e i rimboschimenti avvenuti in più periodi differenti: il primo per mano dei prigionieri austro-ungarici durante il primo conflitto mondiale, seguito da un ulteriore progetto che invece fu inaugurato per mano del regime fascista nel 1927 che in parte fallì a causa delle necessità della popolazione locale durante la Seconda Guerra Mondiale e l’ultimo e decisivo intervento voluto dal Corpo Forestale dello Stato nell’immediato dopoguerra.  Tra il 1916 e il 1919 si tentò di recuperare le brulle pendici del monte per mano dei prigionieri dell’esercito austro ungarico che contribuirono al primo rimboschimento, “loro erano per il popolo, più che dei soldati di un paese con il quale l’Italia era in conflitto, delle vittime di eventi più grandi che li avevano portati a forza ad uccidersi a reciprocamente e venivano ricordati dalla popolazione locale con affetto”, questo quanto emerge da tradizione orale e documenti storici. L’area interessata da questo intervento è di limitata estensione ed è situata poco oltre l’eremo delle carceri lungo la provinciale per San Benedetto.

Nel 1927 invece, l’opera di reintegro forestale fu sostenuta da personalità come Gabriele D’Annunzio e fortemente voluta dal Governo Nazionale e dall’allora Podestà di Assisi, Arnaldo Fortini, che intendeva partire dalla montagna della tradizione Francescana come monumento di rinascita del bosco in Italia. Così nel mese di marzo si riunirono autorità, rappresentanze e popolo per inaugurare il grande progetto assecondato da Mussolini e suo cugino Arnaldo Mussolini, a capo del Comitato Nazionale Foreste (con cui istituì la Festa degli Alberi), di restituire al monte i verdi boschi francescani, rovinati da un’eccessiva estrazione di legname e un’intensa transumanza. Nell’area del Parco si distinguono tre diverse fasce territoriali caratterizzate dalla presenza di diversi tipi di vegetazione che l’azione dell’uomo ha contribuito a modificare profondamente: nella prima, che si estende dalle falde fino a circa 700 m, predomina la coltura dell’olivo nel versante sud-occidentale (Spello, Assisi) e di seminativi nel versante nord-occidantale (costa di Trex-Armenzano). 

  • Una terza fase di rimboschimenti del monte Subasio è stata portata avanti dalla ASFD dopo la seconda guerra mondiale, con l’utilizzo delle stesse specie introdotte nel territorio negli anni 30 e con il “timido” tentativo di inserire anche specie autoctone.
  • La seconda fascia, da 700 m fino a 1000m, è caratterizzata dalla presenza di aree boschive discontinue con vegetazione sia naturale che da rimboschimento.
  • La terza fascia è costituita in prevalenza dalle praterie sommitali antropiche in cui sono le erbacee a dominare e in cui sono presenti anche dei “residui” di faggeta.

Appare quindi evidente che la zona prevalente nel Parco è quella dell’ambiente seminaturale (50,3%), seguita dalla zona dell’ambiente agrario (33,9%). La zona dell’ambiente naturale corrisponde al 6,2% riferendosi alla lecceta del Bosco delle Carceri, ai fenomeni carsici situati alla sommità del Subasio e alle praterie cacuminali che risultano essere emergenze naturalistiche delicate e da tutelare maggiormente. Sicuramente, le specie che hanno dominato il progetto sono state le conifere.  Per quanto riguarda il genere Pinus la più impiegata fu il pino nero (Pinus nigra austriaca), conifera che diede esiti non sempre positivi a causa del clima non troppo piovoso e delle caratteristiche intrinseche del Subasio (carsismo).  Specie indigena che quindi ottenne più successo fu il pino d’Aleppo (Pinus halepensis) che è riuscito a formare anche estese pinete fino alla quota di 700-800 metri. Pinus pinea fu invece piantato nel versante occidentale in cui vegeta abbastanza bene. Anche il genere Cedrus fu ampiamente utilizzato con varie specie: cedrus atlantica ha attecchito dove altre specie avevano fallito, così come il cedro del libano (cedrus libani) e il cedrus atlantica. Altre specie impiegate nei rimboschimenti che diedero esiti positivi furono quelle appartenenti al genere cupressus (cupressus sempervirens) e in misura più limitata il cipresso dell’Arizona (cupressus arizonica) seguito dal cipresso di Lawson (chamaecyparys lawsoniana).

Ti potrebbe interessare…

L’apparenza inganna

L’apparenza inganna

L’Umbria è una delle regioni più piccole d’Italia con i suoi 8.456 Km 2 ma è caratterizzata da una grande variabilità...

Un giorno a Disneyland Paris

Un giorno a Disneyland Paris

Abbiamo bisogno di parchi e di verde. I parchi sono i regali che i padri preparano ai figli e ai nipoti. (Fabrizio...

0 Comments

Submit a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

CONTATTACI

EMAIL
chiaroscuroslowpress@gmail.com

TELEFONO
Alessio +39 328 9035777
Claudio +39 340 5473732
Carla +39 339 8673122

SEGUICI SU

INVIACI UN MESSAGGIO

9 + 9 =