La ricerca della bellezza

by Gen 17, 2023Scrittura creativa

La ricerca della bellezza è connaturata all’essere umano. È una corrente di costante intensità che ha caratterizzato l’evoluzione umana dai primordi, influenzando la società, l’economia e la tecnologia fin dal loro stadio embrionale. Il concetto di bellezza non si applica solo al corpo umano, ma riguarda sia beni materiali che immateriali, assumendo aspetti e significati diversi in base sia ai macro ambiti, come il contesto sociale di appartenenza, che ai micro, in particolare legandosi al vissuto personale di chi osserva. Possono essere belli gli oggetti, gli animali, le persone, le azioni, la musica, il tempo, gli oggetti più disparati, i panorami etc. Tutto si presta ad essere valutato dall’uomo investendolo di una valenza positiva che esprime usando i termini “bello” e “bella”. Nei musei archeologici è possibile osservare come, fin dalla protostoria, le produzioni artigianali di qualsiasi oggetto abbiano rincorso uno sviluppo tecnologico improntato spesso più ad incrementare il valore estetico dell’oggetto che la sua funzionalità. Rasoi, aghi crinali, ma anche vasellame e stoviglie, sono decorati con motivi raffinati e complessi, frutto di pazienza e di impegno che, in determinate epoche, sono stati gli unici “strumenti” a disposizione degli artigiani. Inoltre quello che colpisce è come ogni civiltà abbia sentito il bisogno di produrre monili ed ornamenti di nessuna utilità pratica, ma che assolvevano solo al bisogno di ornarsi, di rendersi più belli indossando un oggetto esteticamente gradevole. Per quanto in alcune circostanze gli ornamenti svolgessero funzioni rituali o apotropaiche, si è sempre cercato il modo per renderli gradevoli all’occhio umano, per aggiungere bellezza a chi li indossava.  

Parallelamente nasce il bisogno di intervenire sul corpo per poter renderlo più appariscente e colorato, quasi ad imitazione degli uccelli che, nella stagione del corteggiamento, esibiscono il piumaggio più colorato per rendersi più visibili ed attraenti agli occhi dei propri simili. Il bisogno di apparire al meglio, secondo canoni che cambiano drasticamente con il tempo ma che mantengono costante la pressione sociale, fa nascere e sviluppare le tecniche legate alla cosmesi, intesa sia come produzione di cosmetici che di oggetti legati alle pratiche cosmetiche. L’importanza attribuita ai valori estetici è tale che anche questi ultimi vengono realizzati cercando di rappresentare esternamente la bellezza che il loro contenuto può apportare al corpo o al viso. Balsamari, unguentari, scatole per le polveri, spatole, spazzole e specchi vengono realizzati in metallo inciso, vetro iridescente e colorato, a forma di animali, decorati con osso, madreperla e avorio per renderli preziosi quanto il loro contenuto. Contrariamente a quanto si pensa comunemente la cosmesi interessa nel corso dei secoli sia gli uomini che le donne, ma con una profonda differenza. La cosmesi maschile mira a correggere i difetti, a tingere i capelli, a rendere il corpo più giovane ed attraente senza però farlo palesemente. Il trucco maschile non deve essere visibile, se non nel 18esimo secolo e non dovunque, mentre quasi sempre è consentito alle donne arricchire il proprio aspetto con colori ed interventi riconoscibili sui lineamenti. Nei secoli dei predicatori anche la cosmesi femminile viene presa di mira e il trucco e tutti gli “artifizi” legati alla ricerca della bellezza vengono condannati pubblicamente, ma in pratica il loro utilizzo continua incessantemente, anche se di nascosto, per uniformarsi al canone di bellezza che chiede che la donna aderisca ad un ideale angelicato, bionda, con il colorito pallido e roseo al tempo stesso, i capelli lunghi e mossi da riccioli, la fronte alta (ritenuta sede di virtù intellettuali quanto di modestia), il busto esile e la vita sottile, tutti effetti che erano resi possibili dall’utilizzo di tinture per capelli, ferri per i riccioli, ceroni a base di biacca, pomate colorate per le labbra e le gote, rasoi per radere i capelli cresciuti troppo vicino alla fronte, busti per stringere la vita, fasce per schiacciare il seno, etc. 

La bellezza naturale non è mai davvero esistita. Ogni epoca ha elaborato tecniche, abitudini, pratiche e prodotti che consentissero a uomini e donne di aderire a quanto la società considerava bello. Se questo non fosse bastato, poi si sarebbe potuto ricorrere a tutti quegli indumenti che modellavano il corpo sotto i vestiti, usati sia dagli uomini che dalle donne, con lo scopo di minimizzare alcune forme del corpo e di esaltarne altre, a seconda dell’epoca e del canone di bellezza dominante. Fino agli anni ’30 del 1900 il corpo svestito non corrispondeva in alcun modo al corpo vestito, creando silhouettes palesemente artificiose ma socialmente approvate. La ricerca della bellezza non conosce sosta. Questa tensione che attraversa la storia e la società risulta quanto più difficile da comprendere quanto più si riscontra come sia stata naturale ed al tempo stesso criticata, ripudiata e vissuta come qualcosa di cui vergognarsi in ogni epoca. Pur essendo un istinto naturale, l’aspirazione alla bellezza, ha subito nel corso dei secoli svariate forme di censura. La condanna della ricerca della bellezza è sempre stato un mezzo efficace per tenere a bada aspirazioni e desideri di alcune classi sociali e di buona parte della popolazione. 

Ogni cultura ha sentito il bisogno di porre dei limiti che riguardassero la possibilità per alcuni di accedere alla bellezza materiale, quella degli oggetti, delle cose, degli abiti. L’ostentazione della bellezza materiale è stata un valore gelosamente custodito dalle classi dominanti che, per suo tramite, si rendevano immediatamente riconoscibili come titolari di maggiori diritti rispetto ad altri. Composizione, quantità e colore del tessuto con cui si confezionavano gli abiti, i gioielli, le calzature e persino le armi e le armature hanno permesso ai detentori del potere economico e morale di distinguersi da tutti gli altri, riservandosi con le leggi suntuarie l’uso di sete, tinture, metalli e pietre preziose, lavorazioni artigianali complesse, etc. Con la nascita della borghesia e l’accesso di più vaste classi al potere economico è diventato impossibile, in uno stato democratico, utilizzare le leggi suntuarie per definire gli appartenenti ai diversi ceti. Oggi nessuno accetterebbe di non poter indossare il rosso o un capo di prezzo superiore ad un determinato importo perché un regolamento comunale lo vieta, quindi l’unica discriminante è diventata il lusso estremo, che non sempre coincide con la bellezza, ma che mantiene in vita, tramite l’esclusività, una separazione visiva tra chi può e chi non può.

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