La Storia di A.

by Feb 23, 2021Memorie e Racconti

La Storia di A.

Dalla Campania all’Umbria. E poi la Russia, il Messico.

Una vita, tra la commedia e il thriller, passata a girare per il mondo alla ricerca di un equilibrio, che poi A. – chiameremo così il protagonista di questa storia – ha sì trovato, ma solo dopo esser tornato a Foligno.
Che poi, di fatto, è il centro del mondo.

Quando A. mi ha raccontato la sua storia era estate, un’estate di due anni fa.

Ci siamo dati appuntamento di mattina alla Fattoria Solidale della Caritas, lì dove aveva iniziato a lavorare grazie ad una borsa lavoro. Strumento nato in seno alla Caritas di Foligno con l’obiettivo di dare una seconda possibilità a chi non ha avuto una vita facile, a chi si è ritrovato a dover affrontare situazioni di disagio e in alcuni casi anche più grandi di lui. Come A., che le prime difficoltà se le è trovate di fronte già da bambino. Da quando, cioè, insieme alla sua famiglia ha lasciato la sua Napoli e la Campania per trasferirsi a Foligno, in Umbria. All’epoca A. aveva solo quattro anni ma, nel raccontare quel periodo della sua vita, affiora la lucidità con cui insieme ai genitori ed alla sorella – altri quattro fratelli erano rimasti a Napoli – ha affrontato i primi problemi.

“Erano gli anni ’60, anni di fuoco – ricorda – e c’era molta diffidenza nei confronti di chi, come noi, arrivava dal Sud Italia”. Una diffidenza che non vale per i proprietari dell’Hotel Italia, che ad A. ed alla sua famiglia spalancano le loro porte, dandogli una camera ed una cucina.
Una prima sistemazione che gli darà la possibilità di vivere un po’ più serenamente, nonostante tante altre difficoltà. A cominciare dal fatto che a lavorare, in famiglia, è solo il padre. Ecco allora che A., seppur ancora bambino, capisce che anche lui deve fare qualcosa. E così, si rimbocca le maniche e si mette a raccogliere ferro e cartone. Ha solo sei anni, ma è già chiaro che è un bambino poco incline allo studio. A sette anni viene mandato in collegio a Belfiore e lì ci rimane per tre anni. Tornato a casa si rimette a studiare, ma la sua vita sui libri dura poco. In prima media viene sospeso e a quel punto decide di abbandonare definitivamente la scuola. Ci ritornerà a 16 anni, frequentando dei corsi serali. L’obiettivo è quello di prendere la licenza media, ma è proprio in quel periodo che iniziano i primi guai con la giustizia. Evita il carcere, ma i lavori socialmente utili no, quelli li deve fare. E così viene spedito a Fabriano.
“Lì conosco un’importante famiglia di imprenditori e inizio a lavorare nella loro azienda – racconta – ma resisto poco. Lascio e cambio. Vado a lavorare in un’altra fabbrica”. Ma questa volta a farlo cedere è l’amore. Raggiunto dalla fidanzata, decide di mollare tutto e tornare a casa insieme a lei. Da fidanzata diventa moglie e madre di due dei suoi quattro figli. Gli ultimi due, però, li avrà da altre due compagne. Con ormai una famiglia sulle spalle, prova a mettere la testa a posto. Trova un lavoro come rappresentante di biancheria e inizia a girare l’Italia. Anche questa volta, però, A. sente che la sua vita gli va un po’ stretta. Ma i cambiamenti sono dietro l’angolo. Dopo la fine della storia d’amore con quella che era la moglie, A. inizia a frequentare un’altra donna. Siamo negli anni Novanta e quando la compagna decide di tornare in Russia, A. prende le sue cose e la segue. Una parentesi, quella russa, che dura quattro anni e che lo vede protagonista di vicende un po’ al limite, insieme a compagni d’avventura poco raccomandabili.

Quando decide che è arrivato il momento di lasciare la Russia, è perché ha capito che vuole stare con i suoi figli, in Italia. Il ritorno nel Bel Paese, però, non è dei migliori.

Beccato con un coltellino a serramanico, scattano le manette. “Lo usavo per la pesca, una delle mie passioni – spiega – ma non mi credono e così finisco in carcere”. Scontata la pena, torna in libertà. Per A. è arrivato il momento di rimettersi in carreggiata, di trovarsi un lavoro e guadagnarsi da vivere. “Alcuni amici – prosegue nel racconto – mi propongono di entrare in affari con loro nella gestione di un night club”. Ma, anche questa volta, non finisce bene e A. si ritrova a scontare una nuova pena. Pagato il debito con la giustizia, decide di lasciare nuovamente l’Italia. La sua prossima meta è il Messico. Lì, rimarrà all’incirca un anno e mezzo. Diciotto mesi vissuti, come sempre, al limite della normalità, mettendo a rischio più volte la propria vita. Questa volta, a salvarlo dal baratro, è il padre. Ormai anziano, vuole che A. torni a casa. E lui lo fa. Si imbarca su un aereo e torna a Foligno. La permanenza in Italia dura più del previsto. Il padre di A. si ammala, lui è al suo fianco per accudirlo. La malattia, però, non gli lascia scampo.
Venuto a mancare il padre, l’idea è quella di ripartire.
Ma sull’aereo diretto in Messico A. non ci salirà più. L’amore per i figli lo spinge a rimanere a casa, in quella Foligno che per anni gli è stata troppo stretta. Ma è lì che la sua famiglia vive ed è lì che decide di voler stare. Certo, il ritorno al passato non è semplice e il presente non è tutto rose e fiori. Le difficoltà economiche ci sono e i conti a fine mese tocca pur farli tornare. Ma su A. veglia una buona stella. L’incontro con la Caritas gli spalanca le porte ad una nuova vita. E lui, questa volta, decide di affrontarla al meglio.

Il passato è passato ed ora davanti a lui c’è un nuovo futuro.
“Alcuni amici mi hanno proposto di tornare negli Stati Uniti – conclude con lo sguardo rivolto alla campagna umbra – ma gli ho risposto che mi piace stare dove sto”. 

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