Le interviste di successo

by Gen 14, 2022Scrittura creativa

In tempi di fenomeni del web e pandemia, è stato consacrato un genere letterario che già da un po’ ambiva al successo: l’intervista virale bulletta finto-satirica, per produrre finta indignazione.

Accadeva già diversi anni fa, con gli analfabeti di ritorno: si andava in centro con microfono e telecamera, e si facevano domande a bruciapelo alla gente per strada. I passanti, presi alla sprovvista, rispondevano con errori clamorosi o strafalcioni, alcuni lievi, alcuni pazzeschi. Una volta tornati in redazione si faceva una selezione, si prendevano i peggiori e ci si confezionava un video per la televisione, per programmi tipo Le Iene, per confermare che era tutto vero, gli italiani sono ignoranti, rimbambiti, analfabeti. Così si ride e si riflette. Ma più che altro si ride. Questo è un lavoro facilissimo e di sicuro successo per l’intervistatore, che deve solo regolarsi in base alle tendenze e andare a cercare i più scemi tra gli scemi del villaggio in voga al momento, diciamo quel tipo di gente che ostenta totale serietà mentre la spara davvero troppo grossa, tanto da farti domandare “ma sta scherzando, o è scemo?”.
Negli ultimi anni ce ne sono stati sempre di migliori, ricordiamo solo i terrapiattisti, e ora ovviamente tocca ai no vax.

Intendiamoci, il fenomeno no vax è più vecchio della pandemia, va avanti da un bel pezzo, lo prendevano in giro su serie tv di diversi anni fa tv come Scrubs e Dr House, ma con il Covid siamo andati oltre: la pandemia ha estremizzato tutto, persino il vaccino, che è diventato un “oggetto” politico su cui si orientano gruppi di opinione, e quindi anche gli scettici del vaccino sono diventati un movimento, un quasi partito che sfrutta la potenza mediatica di un argomento così centrale in piena emergenza sanitaria. Lì in mezzo è affluito veramente di tutto, dallo scemo del villaggio, al contestatore che cercava una nuova squadra in cui militare, al politico astuto che sa come tramutare il tutto in voti. Andare lì in mezzo, cercare i più strambi ed estremisti, e intervistarli diciamo con “precise” intenzioni satiriche tecnicamente sarebbe una quasi circonvenzione di incapace, ma è facile mettersi la coscienza a posto: sono loro che vogliono apparire, sono loro che la sparano grossa per farsi notare, quindi diamogli visibilità che ci guadagniamo tutti, di avere un pubblico, di avere degli avversari, di sentirsi parte di qualcosa, perciò che aspettiamo? Facciamo incontrare domanda e offerta, e andiamo a intervistare i fenomeni. Creiamo i fenomeni!

È una situazione win-win-win: l’intervistatore è felice perchè ne ricava un prodotto di sicuro successo; i mitomani sono felici perchè hanno il loro quarto d’ora di gloria; il pubblico è felice perchè può condividere il video dei migliori zimbelli del momento, e sentirsi migliore. Ecco, avete presente quello che succedeva a scuola, con il compagno un po’ disagiato? Quello che non si rendeva bene conto della sua condizione, e che faceva di tutto per farsi notare ed entrare nel giro di quelli più cool, i quali lo ignoravano bellamente finché non si rendevano conto che potevano divertirsi alle sue spalle, e allora all’improvviso lo prendevano in considerazione, creavano il fenomeno. Gli facevano fare le cose più imbarazzanti per ridere di lui, in una escalation reciproca di bisogno d’attenzione (il suo), e bisogno di accrescere la propria reputazione (la loro) a scapito del più disagiato. Di solito il gioco cresceva finché succedeva un qualche casino per cui ci rimetteva tutta la classe, e quando accadeva si cercava di dare la colpa al fenomeno, perché in fondo aveva cominciato tutto lui, si era esposto, si era rovinato con le sue mani. E comunque era difficile risalire alla catena di eventi che aveva condotto fino a lì, non era colpa di nessuno in particolare, eppure tutti avevano contribuito a rendere il tipo disagiato un fenomeno, tutti avevano partecipato al gioco, e tutti ci avevano guadagnato un po’ di “moneta sociale”, anche solo guardando e ridendo.

Se lo fanno gli studenti, questo si chiama bullismo.
Se lo fanno i commilitoni, si chiama nonnismo.
Se lo fanno i giornalisti, si chiama intervista di successo.

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