Peccati Originali

by Dic 1, 2021Scienza

Non sono un teologo, ma… Di solito un incipit del genere non depone a favore dello scrivente, ma ritengo ci sia anche un modo sano di anticipare la propria impreparazione su determinati argomenti prima di esprimere un’opinione! E in effetti quella che segue è semplicemente un’opinione, un’opinione basata appunto sulla mia personale percezione di uno dei concetti cardine della religione cattolica: il peccato originale. Non ho mai fatto mistero della mia profonda lontananza dal sentimento religioso in generale, e sono sempre stato avverso a tutti i tipi di fede, da quella calcistica a quella politica; per dirla con le parole di Primo Levi, percepisco come un’ignominia che ad un uomo pensante venga richiesto di credere senza pensare e provo ribrezzo per tutti i dogmi, per tutte le affermazioni non dimostrate, per tutti gli imperativi.  È proprio la mancanza di responsabilità di chi fa affermazioni senza l’onere della prova che mi disturba profondamente e mi sento naturalmente distante da tutti gli ipse dixit, umani o divini che siano. In quest’ottica vedo come naturale la mia passione per il mondo scientifico, un mondo in cui ciò che si afferma non solo deve essere sostenuto da fatti, ma lo si deve offrire agli altri perché venga costantemente messo alla prova. Utilizzando un approccio scientifico, quando le ipotesi iniziali si dimostrano false si deve, con umiltà, riconoscerlo e modificare di conseguenza la propria visione del mondo. Non sarebbe bello se fosse così anche, che ne so… nella politica o nella vita di tutti i giorni?

È proprio questa una delle qualità che mi più mi affascinano del pensiero razionale: l’umiltà. La concezione che siamo imperfetti, che forse non potremmo mai conoscere tutto, ma che allo steso tempo possiamo provarci! Ed è la curiosità dell’uomo, la sua infaticabile voglia di conoscere, la qualità della nostra specie che mi più mi affascina e trovo francamente disturbante che questa spinta alla conoscenza possa essere considerata come una delle cause della rovina dell’uomo. Se le mie informazioni sono corrette, la moderna teologia e le direttive per la catechesi non assegnano attualmente al racconto originale presente in Genesi 3 un significato letterale (sebbene conosca persone, che ritenevo dotate di raziocinio, che su mia esplicita domanda: “Credi letteralmente nel racconto di Adamo ed Eva e che tutti gli esseri umani discendano da loro?” abbiano, ahimè, risposto affermativamente). Nonostante ciò, chi si dichiara cattolico, non può esimersi dal credere anche nel concetto di peccato originale, fondamentale nella dottrina cattolica e presente anche, con le dovute distinzioni, in altre religioni. Mentre scrivo, mi sto documentando da varie fonti sul significato di “peccato” in generale e di “peccato originale” nello specifico e devo ammettere che questo processo è molto faticoso… non faticoso in termini di studio, ma di resistenza alla tentazione di chiudere tutto e smettere, perché mi risultano indigesti gli innumerevoli equilibrismi teologici e filosofici che sono stati necessari, nel corso della storia, a garantire il perpetuarsi di questi concetti. Ovviamente, mi si obietterà a questo punto quanto ciò sia ovvio… noi comuni mortali non possiamo “comprendere”, non possiamo conoscere il bene e il male, per lo meno non con la profondità con cui Dio li conosce. Del resto, per quanto la storia di Adamo ed Eva possa essere considerata solo simbolica, è stato proprio questo il peccato dell’uomo, voler conoscere tutto, volersi sostituire a Dio. Eppure mi sento di rinviare le critiche sulla mancanza di umiltà al mittente: come mai gli uomini che ci ammoniscono sulla nostra limitatezza nel comprendere l’universo, affermano le proprie “verità” con così incrollabile convinzione? 

Mi sento anche profondamente in disaccordo sulla necessità di imporre un sacramento, il Battesimo (con il fine appunto di liberare dal peccato), ad un essere umano non ancora in grado di scegliere il suo percorso nel mondo, sia esso all’interno di una fede religiosa o meno. E anche qui, sono sicuro che sarei subissato di buone ragioni per cui questa pratica sia cosa buona e giusta da qualsiasi credente praticante, mi permetto comunque di dissentire. Sulla scia della dottrina del Peccato Originale si snoda un leitmotiv tipico del Cristianesimo in generale, del Cattolicesimo in particolare e di molte altre fedi religiose: l’instillazione di un generale senso di colpa nei fedeli e la granitica certezza di un’incompletezza insita nell’uomo, incompletezza che può essere superata solo trovando la fede in un essere superiore e nei precetti delle sue chiese, precetti che, vale la pena ricordarlo, sono mutati continuamente nel corso della storia. E, last but not least, vogliamo parlare della misoginia strisciante (non meno del serpente tentatore) insita nel concetto di donna che tenta l’uomo e quindi, in certa misura, responsabile del peccato di quest’ultimo? Non sono un sociologo 😉 ma il ruolo subalterno riservato da molte religioni alla donna non potrebbe essere una delle plausibili ragioni storiche del divario di genere a cui assistiamo ancora oggi? Anche se non direttamente collegata al concetto di Peccato, mi viene in mente, in conclusione di queste mie riflessioni, l’osservazione che da più parti mi è giunta nel momento dei miei coming out ateistici: “Ma cos’hai da perdere a credere in Dio in confronto alla dannazione che rischi perseverando nella tua miscredenza?”. Beh, di solito per me questo segna il termine della discussione; ho sempre odiato la Scommessa di Pascal in tutte le sue forme, antiche e moderne. Inoltre, un ipotetico Creatore non dovrebbe avere in antipatia un credente che basa la sua fede solo su considerazioni utilitaristiche?

Del resto, citando Margherita Hack: “Noi atei crediamo di dover agire secondo coscienza per un principio morale, non perché ci aspettiamo una ricompensa in paradiso”.

 

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