I biscotti di San Francesco
Erano gli anni di Goldrake, di Candy Candy e di Super Gulp. Erano gli anni dei cartoni. Nonna aveva una poltrona rossa di pelle. Erano i miei pomeriggi a casa da lei, quando avevo finito i compiti di scuola e potevo anche vedere la tv. Era quasi sempre che la scuola era ricominciata da poco, i pomeriggi si accorciavano di sole, che scaldava tiepido. E io potevo finalmente prepararmi alle lezioni di mia nonna. Le lezioni della vita. Erano, dicevo gli anni di Goldrake e Super Gulp e nonna aveva una tv in bianco e nero. Ma era grande, aveva un bottone in basso a destra. I canali erano solo 3 o 4. E per cambiare dovevi alzarti dalla sedia e spingere i tasti neri numerati da 1 a 10. Fino al 5 tutto bene ma dopo… il mistero. C’era un buco nero fino al tasto numero nove che apriva ad un canale locale dove c’era sempre una banda che suonava il liscio. A nonna piaceva la musica. Tantissimo. Gli piaceva anche il rock. In cucina aveva una radio con una manopola che si girava e a volte il segnale non c’era e anche la musica scompariva. Allora bisognava aggiustare l’antenna per captare il segnale. Io salivo sulla mia piccola sedia rossa e cercavo la stazione radio per far sentire la musica a nonna che nel frattempo impastava i biscotti. Per fare i mostaccioli serviva e serve il mosto, è per questo che questi biscotti venivano, e vengono fatti a settembre, anche se Nonna trovava sempre un modo per farli anche se non era settembre. Lei mi raccontava che questi biscotti li mangiava anche #SanFrancesco. A lei piaceva tanto farmi i biscotti. Io quando avevo finito i compiti riponevo i quaderni nella cartella e me ne andavo di sotto a giocare a figurine con Roberto di Armida, e Luca il nipote di Sabatina. Eravamo inseparabili. Erano gli amici più belli che potessi avere. Giocavamo a figurine, e a immaginare le nostre vite. Poi nonna si affacciava dalla finestra del salone e mi chiamava per la merenda. A volte venivano anche Luca e Roberto. Ero felice quando eravamo solo io e nonna in cucina. Io mi divertivo a sbirciare i suoi segreti. Nonna non aveva un diario per le ricette. Non l’ha mai avuto. Facevamo i biscotti con quello che c’era in casa. All’impasto di acqua e farina si aggiungeva vino rosso e anice e zucchero. Poi si lavorava l’impasto. Nonna faceva i rotolini di pasta di vino e io li chiudevo a mo’ di ciambella e li ripassavo nello zucchero. Poi scappavo in sala e nonna accendeva la tv. Io mi sedevo nella grande poltrona rossa, che era quella dove si sedeva mio nonno quando era ancora vivo. Me lo ricordo poco mio nonno, è morto quando avevo meno di cinque anni. Ma mi sentivo come se lui mi tenesse sempre in braccio sulle sue gambe. Potevo sentire anche il suo profumo. La sua giacca era sempre piena di cose belle come le caramelle Rossana. Ne aveva sempre una per me.. Ricordo le sue sigarette nazionali appoggiate sul tavolo. I cerini per accenderle. In quella poltrona io ero invincibile come gli eroi dei miei cartoni in tv. Così nonna accendeva la tv e mentre dalla cucina arrivava il profumo dei mostaccioli appena sfornati in tv partiva la sigla: “Si trasforma in un razzo missile con circuiti di mille valvole fra le stelle sprinta e và…” Era sempre la sera alle 5 prima che mamma tornasse dal lavoro. C’era Goldrake in tv. Io mangiavo i miei biscotti mostaccioli appena sfornati facendo attenzione a non lasciare le briciole sulla poltrona che era di nonno. Mangiavo i biscotti tra le lame rotanti, i lampi di tuono e l’alabarda spaziale. E volavo trai pianeti a combattere la flotta di Vega. Era sempre di Domenica.

0 Comments