Una voce dalla Via Lattea

by Apr 21, 2021Scienza

Si dice che, quando una persona guarda le stelle, è come se volesse ritrovare la propria dimensione dispersa nell’Universo.

Questa frase non è opera di nessun astronomo o cosmologo, ma di un genio come il pittore Salvator Dalì. Dall’alto della sua sregolatezza Dalì in una semplice riflessione è andato dritto al cuore del concetto e chissà che la storia di Daniele sia totalmente intrecciata con l’idea che il pittore spagnolo ha voluto riversare in questo semplice pensiero. Ma prima di parlare della straordinaria scoperta dell’umbro Daniele facciamo un passo indietro.
Era luglio di quest’anno. I vari blocchi causa pandemia si erano rallentati anche grazie alla diminuzione di casi positivi e decessi.
Non c’era coprifuoco la sera. Si doveva semplicemente ancora fare attenzione ai luoghi affollati, portare sempre la mascherina, ma ci si poteva spostare di Regione e di Comune in Comune. Per diversi giorni, anzi notti, la mia ricerca fotografica era focalizzata su uno degli eventi astronomici più importanti degli ultimi anni: la Cometa NeoWise. Questo evento, che tornerà tra circa 6000 anni, mi ha letteralmente monopolizzato le serate. La ricerca era basata sul luogo, l’inquinamento atmosferico e la possibilità di avere un bello sfondo per una fotografia. Dopo diversi tentativi, nell’altopiano di Colfiorito sponda Annifo, trovai la situazione “perfetta”. Visibile anche ad occhio nudo, sono riuscito a portare a casa la fotografia e il ricordo che sognavo. Le stelle e l’Universo da sempre attirano l’uomo. Dalla notte dei tempi alzare gli occhi al cielo è sintomo di ricerca, curiosità e voglia di andare oltre. Così è stato per me quest’estate ricercando la cometa Neo-Wise e così è stato probabilmente per Daniele Michilli.

Daniele è un giovane astronomo di 34 anni che attualmente vive in Quebec, a Montreal. Umbro di nascita. La sua adolescenza la passa tra le colline di Nocera Umbra e la valle di Foligno. Il papà di Daniele più volte lo porta in cima alle montagne per fargli scoprire la volta celeste e le stelle, ma a contrapporre la bellezza dell’Universo c’è anche la passione del piccolo Daniele nello smontare gli oggetti. La parte tecnica di ogni possibile strumento, che gli si palesava nella quotidianità, era un qualcosa che lo affascinava. Nel momento che si è tratto di scegliere però una carriera, Daniele si ricorda di quelle passeggiate in montagna con il papà e da lì “mi sono detto, proviamo a buttarci nel mondo delle stelle – dichiara Daniele Michilli – e fortunatamente è andata più che bene. Una passione che si è evoluta nel tempo e che mi ha dato l’occasione di poter dare un contributo alla scienza”. Sì perché il lavoro è ambizioso, meraviglioso anche se vogliamo, ma non c’è soddisfazione più grande nello scrivere il proprio nome nel grande libro della scienza. Daniele fa parte di un team che negli ultimi mesi è riuscito a captare il primo segnale radio proveniente dalla Via Lattea. Una scoperta sensazionale che porterà in avanti l’asticella della conoscenza del nostro Universo. Ma cerchiamo di comprendere al meglio la ricerca di Daniele.
Il giovane astronomo negli ultimi anni ha voluto specializzarsi in una branca particolare quella dei lampi radio veloci. Un lampo radio veloce (dall’inglese fast radio burstFRB) è un fenomeno astrofisico di alta energia che si manifesta come un impulso radio transitorio, con durata di pochi millisecondi. Si tratta di lampi molto luminosi nella banda radio, non risolti, a banda larga, provenienti da regioni del cielo esterne alla Via Lattea. Le componenti in frequenza di ciascun lampo presentano un ritardo, legato alla lunghezza d’onda, che permette di esprimere una misura della dispersione. Sull’origine dei lampi radio veloci, ancora sconosciuta, sono state suggerite spiegazioni sia naturali, sia anche artificiali, che rimangono per lo più ipotesi speculative. Questo è quello che Wikipedia ci fornisce sui lampi radio veloci.

Daniele, con il suo team negli ultimi anni si è messo in ascolto di questi fenomeni. Ha scandagliato la Via Lattea e altri sistemi alla ricerca di un qualche segno che potesse far gridare Eureka!
E il segno in questo 2020, per troppi tratti nefasto, c’è stato. Eccome se c’è stato.
Un segno tangibile dalla Via Lattea. La scoperta era giunta nelle mani del giovane astronomo umbro. “Il 28 aprile di quest’anno siamo riusciti a registrare ed a captare un segnale con caratteristiche totalmente nuove – racconta Daniele – che proveniva dalla nostra galassia ed è stato effettivamente il più forte lampo radio mai registrato nella nostra galassia. Questo ci ha permesso di vedere l’oggetto che ha prodotto questo lampo, ed è venuto fuori dopo diversi mesi di analisi che è stato inviato da una Magnetar: una stella di neutroni. In pratica quando una stella gigante esplode lascia questo residuo, una stella super compatta formata soprattutto da neutroni, questi hanno dei campi magnetici estremamente alti chiamati appunti Magnetar e proprio uno di queste Magnetar è stato responsabile del lampo radio captato da noi. La domanda successiva a questa scoperta è stata ovviamente, tutti i lampi radio provengono da Magnetar o da tanti oggetti sparsi nell’Universo?”.
La razionalità e anche compostezza con la quale Daniele racconta un suono percepito dalla via Lattea, suono ascoltato in prima linea da lui e basta, mi fa riflettere su quanto gli scienziati siano focalizzati sul prossimo passo da fare più che quello effettuato. Certo è stata un’emozione incredibile, da parte di Daniele e del suo staff, soprattutto perché chiude con una “vittoria” un periodo di studi e analisi molto lungo. Quando si riesce a scoprire un piccolo “segreto” dell’universo è sicuramente lo stimolo più grande per continuare a studiare. “La nostra scoperta è come un lampo nell’oscurità. I lampi radio veloci – conclude Daniele – possiamo usarli per studiare l’ambiente in galassie lontane e anche il materiale che sta tra la nostra e le galassie ancora sconosciute. Questo è uno dei motivi per cui stiamo cercando di capire sempre di più questi fenomeni, per usarli come strumenti per studiare il nostro Universo. Inoltre ciò che scopriamo oggi potrà essere sicuramente fondamentale per un domani e aver potuto mettere un tassello importante nella ricerca scientifica è un qualcosa di assolutamente straordinario”.

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