Zucchero contro Cinismo

by Apr 2, 2021Scrittura creativa

Da poco più di quattro anni sono il papà di una splendida bambina. Volerle bene, o meglio provare per lei un amore indefinito, è un’emozione che mi accompagna ogni giorno da quando apro gli occhi e la vedo dormire con le manine sotto la guancia. Se mi avessero detto qualche tempo fa, che mi sarei ritrovato a scrivere e a descrivere dell’amore che provo per quell’esserino, avrei risposto, nella consapevolezza del mio cinismo, che queste zuccherose esternazioni non mi avrebbero riguardato in alcun modo…con risata al seguito. Ma oggi invece sono qui a parlare di queste zuccherose esternazioni e allora tutto questo per me è un vero mistero. Lo è tornare a casa allo stremo delle forze per una giornata lavorativa di merda, e credetemi sono la maggior parte, e non chiedi altro che stenderti sul divano senza pensare a nulla. Invece arriva lei che vuole la sua dose quotidiana di attenzioni perché è da questa mattina che non ti vede. Tu pensi di non farcela e invece sorprendentemente hai una riserva di energie che ti fa scordare ogni malessere e allora cominci a fare il cretino perché in realtà, non solo ti viene bene, ma ne hai bisogno. La verità è che non è lei ad avere bisogno di giocare con te ma tu di farlo con lei. Senza accorgertene sei a terra a fare un puzzle di Biancaneve con quei rompipalle dei nani che sono tutti uguali, e ti sei dimenticato di avere ancora lo zaino in spalla e la giacca infilata.

A volte mi fa perdere la pazienza come nessun altro riesce a fare: anzi, no, non è vero, a volte ci riesce anche mia madre. Quel tipo di arrabbiature da tenere il muso per intere giornate, se non di più. La potrei descrivere come una detonazione devastante del mio equilibrio mentale, già messo duramente alla prova…credetemi. È sorprendente come con la stessa velocità e con una parolina detta nel modo giusto, riesca a calmare quella che si prospettava come una tempesta in mare aperto. Quella parolina magica è papà. Ed io non so come ci riesca ma è proprio così che accade. Sopra ogni ragionevole tentativo di dare una spiegazione, è sufficiente sentirsi chiamare e le nuvole scompaiono e l’unica cosa che conta è prenderla in braccio e farla sorridere.
Sì, perché sentirla ridere è qualcosa di sensazionale. È proprio bello percepire che quelle risatine sono l’esternazione del suo stato d’animo, della sua serenità, della sua voglia e del suo modo di dirti grazie.

Per non palare poi del magico mondo in cui riesce a catapultarti, fatto principalmente di spontaneità. Significa riscoprire quella parte del tuo mondo che hai dimenticato da tempo e che forse era quella più bella. Quella in cui si rideva per delle cazzate gigantesche; per il piacere di usare la fantasia, per rendere luccicante e preziosa una collana fatta con la pasta; per sporcarsi le mani con i colori e buttarsi per terra senza un perché.
Per quanto mi riguarda diventare papà è stato ed è un vero mistero. È iniziato il sedici settembre quando me l’hanno presentata dicendomi che quel mucchietto di ciccia era mia figlia. Ricordo di averla presa in braccio, ancora sporca del parto, per lavarla e le ho detto che con me doveva avere pazienza perché nessuno mi aveva insegnato il mestiere del papà. Lei mi ha stretto il dito e allora ho capito che anche per lei era la prima volta e che saremmo andati d’accordo.

Ma la cosa più misteriosa è che mia figlia è riuscita a farmi innamorare di Marsha e Orso.

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